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Aree Metropolitane – Chiariamo alcune incomprensioni

Questo articolo nasce per esporre i motivi principali che hanno spingeranno i comuni a distaccarsi dalle aree metropolitane, farò riferimento ad Acireale ma questo vuole far riflettere anche altri comuni delle altre aree metropolitane.

  1. Qualsivoglia comune di qualsivoglia area metropolitana DEVE necessariamente uscirne perché, ad oggi, nessuno conosce le loro sorti dopo il 28 settembre; l’art.10 della legge rimanda infatti la modifica delle competenze (sia strutturali che istituzionali) all’indomani dei sei mesi. In questi famosi “sei mesi”, i comuni hanno la facoltà di distaccarsi dalle aree metropolitane, dopo i sei mesi NO; se però un comune distaccatosi entro il 28 settembre vorrebbe successivamente rientrarvi, lo può fare con una semplice votazione consigliare che approvi la delibera con i 2/3 del plenum. Quindi, non conoscendo le possibili evoluzioni (sia positive che negative), è cosa coscienziosa distaccarsi per poi valutare con calma gli effettivi vantaggi ed i modi di distribuzione delle competenze.
  2. Nella fattispecie, Acireale non necessita dei 180000 abitanti per formare un libero consorzio. Se riascoltate le varie dichiarazioni dell’avv.Gambino e leggete punto per punto la legge, vi renderete subito conto che Acireale, una volta distaccatasi dall’area metropolitana di Catania, ricade nel libero consorzio dell’ex provincia regionale di Catania. All’indomani del 28 settembre, a questo libero consorzio, saranno sottratte le aree metropolitane che saranno poi trasformate in città metropolitane. Per farvi capire meglio, il libero consorzio dell’ex provincia di Catania è costituito, sino ad ora, da 31 comuni (i 58 dell’attuale provincia tolti i 27 comuni dell’area metropolitana). Ovviamente, il numero si incrementerà ogni qualvolta un comune voterà il distaccamento dall’area metropolitana (ribadisco: possibile solo entro il 28 settembre e non oltre). E’ ovvio pensare che molte aree dell’ex provincia si mobiliteranno per creare i loro liberi consorzi; tutto possibile purchè, al libero consorzio dell’ex provincia di Catania rimangano 150000 abitanti. Ricapitolando, Acireale da oggi fa parte del libero consorzio di “Catania” (chiamiamolo così per comodità) formato da 58 comuni; quando sarà definita la città metropolitana (verosimilmente il 29 settembre), al libero consorzio di “Catania” sarà sottratto l’agglomerato della città metropolitana (ad oggi 27 comuni); restano così 31 comuni che fanno riferimento al comune con più abitanti, cioè Acireale; non vi è dubbio alcuno che il calatino in primis proverà a creare un libero consorzio che conferisca a Caltagirone le giuste competenze come comune capofila del consorzio calatino; altri comuni proveranno nell’ardua impresa di far nascere liberi consorzi, ma il punto fermo è che, al libero consorzio di “Catania” vengano lasciati 150000. Acireale domani sarà il comune capofila del libero consorzio di “Catania” (ovviamente sarà ribattezzato in altro modo) senza dover fare nessun referendum e senza sperperare danaro pubblico.
  3. Altro lato oscuro della legge, che sarà risolto all’indomani del 28 settembre, è la forma di distribuzione del debito pubblico sia della provincia di Catania che dei singoli comuni. E ancora, gli immobili dell’ex provincia a chi vengono assegnati? E i dipendenti?
  4. “I liberi Consorzi e le Città metropolitane esercitano funzioni di coordinamento, pianificazione, programmazione e controllo in materia territoriale, ambientale, di trasporti e di sviluppo economico” (art.10 comma2), quindi, le città metropolitane ed i liberi consorzi eserciteranno funzioni identiche (ma d’altronde tutta la legge mette sullo stesso piano città metropolitane e liberi consorzi, l’unica differenza sta nel fatto che le città metropolitane nascono dalle macerie di decine e decine di comuni)

Questi sono i punti nevralgici che hanno condizionato l’immediata fuoriuscita di Acireale dall’area metropolitana di Catania; l’urgenza sta nel fatto che, in qualità di secondo comune più grande dell’ex provincia di Catania, si è sentito il dovere di dare un segnale forte ai comuni che sono ancora titubanti, oltre al fatto di non voler bloccare il distacco di altri comuni per il discorso della continuità territoriale.

L’urgenza deriva dal fatto che i sei mesi potrebbero essere troppo risicati se si considera l’ostacolo delle nuove elezioni e che il prossimo consiglio comunale si insidierà non prima di fine giugno (con due mesi morti davanti) ed i parametri per discutere le eventuali soluzioni non cambieranno da qui al 28 settembre, ma, considerando che dopo non si può più uscire, la scelta (se ponderata) sarebbe comunque stata quella di distaccarsi.

Insomma, tanti punti contro e nessuno a favore!

Per i più arditi, in allegato trovate tutto il testo della legge regionale n°8 del 28 marzo 2014.

Dario Liotta

Legge n°8 del 28marzo2014_1

Legge n°8 del 28marzo2014_2

Legge n°8 del 28marzo2014_3

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Legge n°8 del 28marzo2014_5

Legge n°8 del 28marzo2014_6


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